venerdì 10 giugno 2016

Far Cry - Recensione


Quando devo esprimere un giudizio su un videogioco che ho giocato, la prima domanda che mi pongo è: "Mi sono divertito a giocarlo?". Se la risposta è si, allora il gioco ha ottime possibilità di avere un giudizio positivo.

Ma quello che per me fa la differenza tra un "bel gioco" e un "grande gioco" è tutto un altro parametro: La voglia che si ha (o meno) di rigiocarselo daccapo subito o dopo qualche tempo. Se stilassi una mia personale classifica ordinata secondo questo ultimo metro di paragone Far Cry sarebbe solidamente al primo posto.

Nonostante non sia proprio un gioco nuovissimo (è uscito nel 2004), Far Cry è un titolo ancora capace di rapire la mia fantasia grazie ad una ambientazione estremamente suggestiva: Un gruppo di isole del pacifico disseminate di ruderi della seconda guerra mondiale e basi scientifiche high-tech, mescolate assieme in un mix di vecchio e nuovo sapientemente dosato. Il tutto reso visivamente spettacolare dalla mano sapiente del primo CryENGINE, opera dei maestri di Crytek (che da li a pochi anni sforneranno un capolavoro come Crysis): Ad oggi ricordo ben pochi rendering dell'acqua così belli a vedersi!

Il gameplay è quello di un FPS vecchia scuola, con una IA nemica che risponde colpo su colpo cercando coperture e aggiramenti. I livelli sono sapientemente disegnati e privi di quella linearità che affligge gli FPS moderni. Inoltre, seppur non arrivando alle vette dei sandbox/open-world sono spesso molto grandi e permettono di decidere il tipo d'approccio da usare (sebbene lo stealth puro sia una chimera).

E poi ci sono i Trigen... So che molti giocatori "guardano storto" questi mostri creati in laboratorio dotati di capacità sovrumane e innato istinto omicida che compaiono da un certo punto del gioco, ma personalmente credo che questo giudizio negativo sia frutto solo di una acuta miopia videoludica.

L'arrivo dei trigen cambia tutte le carte in tavola e ci riporta con i piedi per terra: Non siamo più l'ammazzasette che da solo può sbaragliare un esercito di mercenari armati fino ai denti come fossero soldatini di carta e torniamo ad essere un semplice essere umano che deve affrontare una forza selvaggia e violenta contro la quale non ci si può lanciare all'assalto, almeno non se si intende sopravvivere.

I trigen in buona sostanza ci fanno passare dal ruolo di predatore a quello di preda, trasformando quello che era un normale FPS in un (quasi) survival horror: Non c'è Far Cry senza i Trigen!

Questa recensione e' stata pubblicata originariamente su Steam qualche tempo fa. La riporto qui sul blog in forma quasi-integrale (ho corretto un po' la forma e l'ortografia e ho aggiunto  links e immagini del gioco ma lasciato inalterati i contenuti originali), per conservarne la memoria storica e in quanto la ritengo meritevole della vostra attenzione.

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